Tendenza sake

Prima cosa, sappiate che a Londra ormai si beve solo sake. E Londra è la capitale mondiale della mixologia. Insomma è ora di prepararci.

E siccome ci piace farlo per bene a Cheese 2015 abbiamo chiamato Walter Gosso, uno dei bartender torinesi di cui si parla di più in questo momento.MIXPOLOGI Forse perché nel suo The Mad Dog Social Club ha ricreato l’ambiente degli speakeasy, i bar illegali degli anni del proibizionismo, quando per garantirsi l’accesso a notti di baldorie serviva la parola chiave che il garzone dei giornali aggiungeva alle notizie fresche del mattino. Anche per entrare al The Mad Dog vi servirà la parola segreta, consultate il sito prima di andarci www.themaddog.it: relax, bontà ed eleganza sono garantite. A Cheese Walter con dovizia e grande passione ci ha spalancato le porte al mondo del sake. Stupendoci non poco.

Lesson number 1: il sake si pronuncia sàke senza accento sulla finale. I giapponesi l’hanno aggiunto in modo che la pronuncia inglese non ne di distorcesse il significato.

Lesson number 2: Non è un distillato, ma un infuso fermentato

E su questo si fa ancora un po’ confusione dalle nostre parti, complici anche i finti risto-giappo dietro l’angolo (sbagliato) che ci rifilano invece un distillato di patate spesso cinese.MCMP4833

Lesson number 3: il sake va servito freddo. Sì, avete letto bene: le temperature devono essere vicine a quelle dei nostri bianchi. Se lo gradite caldo non fatevelo scaldare con il beccuccio della macchinetta del caffe, ma a bagno maria: l’acqua di condensa del vapore produce uno shock termico che non giova di certo e altera in malo modo il gusto. Quindi una volta aperto tenetelo in frigo.

Tra l’altro, il consiglio è di pensarlo non come una bevanda da fine pasto, ma piuttosto da aperitivo. Interessante, no?

Ma quindi il nostro buon sake (senza accento) di che cosa è fatto? Riso, acqua, e quello che chiamiamo riso koji, ovvero riso che è stato inoculato con il koji appunto, una muffa naturale. È il koji che rende il sake un piccolo miracolo della natura. Creare il riso koji è un mestiere incredibile, perché dal riso e dalle tecniche di lavatura del riso dipende la bontà del prodotto. Con un riso povero, dunque, si è soliti aggiungere un po’ di alcol per dargli una sferzata.

Oggi noi abbiamo assaggiato solo sake junmaï ovvero senza aggiunta di alcol, con una qualità, quindi, decisamente alta. Ora per la prima lezione di sake credo sia abbastanza, l’invito è di venire nell’area Mixology in piazza Roma a Bra: ancora fino a lunedì avete a disposizione due laboratori al giorno e bartender della Compagnia dei Caraibi e Martini che vi stupiranno con le loro miscelazioni.MCMP4835

Per finire in bellezza vi lasciamo una ricetta perfetta per il vostro sabato sera (sempre che non veniate a Cheese!): ecco a voi il Miruku Sama, un alexander in salsa nipponica. Per curiosità aggiungo che Miruku vuole dire latte in giapponese e Sama si utilizza per dare importanza e onore al soggetto che lo procede. Visto il nome, berlo (con grande consapevolezza a questo punto) sarà proprio un bel programma.

Tenshino Yuwaku Imo Shochu  30 ml
Belle de Brillet Poire&Cognac   30 ml
Panna Liquida di buona qualità 30 ml
Sciroppo Vedrenne Nocciola     15 ml
Grattugiata di Cioccolato Gianduja
Technique: Shake&Duoble Strain
Glass: Martini Glass

Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it