Lunga vita agli alpeggi

Assessore Ferrero: «Non possiamo perdere chi pratica allevamento in montagna»

Francia_FormaggiBearn copia 2Collaborazione, semplificazione, leggi chiare ed eque. Molte le richieste emerse dal convegno Quale patto per il futuro degli alpeggi, che oggi a Cheese ha visto protagonisti l’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte Giorgio Ferrero, rappresentanti delle associazioni di categoria e molti sindaci direttamente coinvolti. Un dibattito acceso in cui sono emerse problematiche condivise ma anche soluzioni e impegni per il futuro.

Ad accendere la platea la questione del disaccoppiamento, cioè la non sempre felice destinazione finale degli aiuti agricoli europei che, sganciati definitivamente dalla produzione, spesso finiscono per perdere qualsiasi legame con l’attività agricola stessa, collegandosi solo con il numero di capi posseduti. Per ovviare a questa situazione, si decide quindi di inserire tra le condizioni anche il possesso di una appezzamento di terreno, ma anche qui la strada si ingarbuglia. Facciamo un esempio: capita infatti che un’azienda possieda capi di bestiame in Veneto ma che riceva aiuti per terreni acquistati in Abruzzo, su cui gli animali non hanno mai nemmeno posato zampa.

Di qui un immediato interesse per le aziende verso i terreni di montagna, spesso liberi e meno costosi. Il tutto ovviamente a discapito dei malgari che si trovano in grande difficoltà. Difficoltà evidenziate dai presenti, che richiedono una maggiore collaborazione nella lotta alla speculazione sui terreni e sulle possibilità economiche per far si che i pascoli non vengano abbandonati definitivamente. «Finché ci sono i figli dei malgari, la montagna non sarà abbandonata. La nostra presenza è fondamentale anche per il mantenimento del territorio, delle erbe alpine, per prevenire alluvioni in pianura e il rischio di incendi», sottolinea Giovanni Dalmasso, dell’Associazione Difesa alpeggi Piemonte. «Attenzione, però, perché i giovani sono disincentivati, servono garanzie per una remunerazione equa e un vero dialogo con la politica: i pascoli devono essere gestiti sui territori, non da un ufficio».

Importante l’impegno dell’assessore Ferrero, che ha accolto gli appelli di associazioni, organizzazioni agricole ed enti locali per concretizzare una bozza di accordo e renderla operativa il prossimo anno. L’obiettivo è regolamentare meglio l’utilizzo dei pascoli pubblici e dare indicazioni chiare alle amministrazioni e ai malgari per la loro gestione. Questo è ovviamente possibile solo con una collaborazione attiva con comuni e associazioni di categoria. E conclude: «Non possiamo perdere chi pratica allevamento in montagna, sia per il contributo indispensabile per la tutela del territorio che per le attività economiche in montagna. Incontriamoci nelle prossime settimane e cerchiamo una soluzione comune».

Molti i campanelli d’allarme suonati dal presidente di Slow Food Italia Gaetano Pascale: «Non abbiamo più tempo: serve un nuovo quadro normativo che dia riconoscibilità a chi lavora in montagna, garantendo un reddito equo, ed è altresì fondamentale che diamo ai consumatori maggiori informazioni in etichetta, affinché capiscano perché è giustificato un prezzo più elevato per questi prodotti». Oltre ad aver sottolineato le responsabilità degli stessi malgari, «custodi del territorio e delle sue ricchezze», Pascale lancia un appello per lo snellimento delle pratiche burocratiche: «Non si può chiedere ai piccoli laboratori montani di avere le stesse regole dei caseifici industriali di pianura. E non parliamo di agevolarli, semplicemente di norme di buonsenso, che si costruisce anche chiedendo una legislazione più equa e condivisa».

Alessia Pautasso
a.pautasso@slowfood.it