I mille volti della montagna a Cheese!

1795754_1458308594385941_1005925365_n«Camminando verso le sorgenti del latte avremo una risorsa in più nel nostro zaino: quella della cultura alpina. Possiamo acquisirla qui a Cheese ascoltando i grandi conoscitori del territorio come le guide alpine, ma anche chi la montagna la vive e di montagna vive, e cioè pastori e malgari»: parola di Hervé Barmasse, scalatore e guida alpina, all’attivo decine di imprese dalle Alpi al Karakorum fino alle vette della Patagonia e protagonista dell’incontro La montagna: volti e storie di chi la vive, un viaggio al cuore di questo Cheese 2015. Secondo Barmasse, dovremmo tutti quelli che lavorano a vario titolo sulle vette dovrebbero impegnarsi per preservare i pascoli verdi e, insieme a queste preziose risorse per l’ambiente, l’economia e il tessuto sociale, chi ci vive.

Gli fa eco Enrico Camanni, giornalista e storico dell’alpinismo, secondo il quale è essenziale l’equilibrio tra turismo e agricoltura: «La montagna non può sopportare una produzione intensiva che imiti l’agricoltura di pianura, destinata a vincere sul terreno della quantità e della sostenibilità dei costi. Si pensi quindi a una qualità che possa essere apprezzata dal turista: un paesaggio integro seppur antropizzato, una montagna vissuta, sono un valore aggiunto anche per chi frequenta le terre alte per svago».

La conferma arriva da Manuela Ceruti, malgara valsesiana, ritornata alla montagna dopo gli studi per produrre il macagn a latte crudo, Presidio Slow Food: «Il rischio è che il mercato ci porti verso la morte dei piccoli allevamenti, soppiantati da grandi stalle che possono conferire più latte ai caseifici. Questo ovviamente a scapito della biodiversità di territori, razze e aromi. Credo la soluzione sia piuttosto aprire le nostre malghe, come ai tempi in cui le famiglie di città andavano a trovare un pastore per comprare un pezzo di formaggio e bere un caffè insieme».

È il recupero di una dimensione umana su cui punta anche chi opera nel settore turistico, come Willy Fassio dell’agenzia Tucano Viaggi: «La montagna mi ha insegnato la lentezza, la meditazione, il valore della sosta. Esperienze che si possono vivere sul Gran Paradiso o nelle Alpi marittime, senza bisogno di cercare i trekking in Nepal». Perché, per citare ancora Hervé Barmasse, «anche se la ricerca dell’esotico ci ha portati a cercare la bellezza ovunque, la bellezza è nella nostra terra».